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SAINT SEIYA: The Lost Canvas è un Capolavoro!

Immagine del redattore: Nick Morningstar
Nick Morningstar
21 ott
Tempo di lettura: 6 min
Tenma, Sasha e Aron, protagonisti del manga Saint Seiya - The Lost Canvas.

Una nuova guerra sacra


Saint Seiya The Lost Canvas nasce dall'idea di raccontare una delle guerre sacre precedenti agli eventi della serie classica. Il manga, scritto e disegnato da Shiori Teshirogi su soggetto di Masami Kurumada, è ambientato circa 250 anni prima delle vicende di Saint Seiya e porta il lettore in un'epoca in cui Atena e Ade sono nuovamente destinati a scontrarsi. L'editore Akita Shoten lo presenta proprio come la storia della precedente guerra sacra e del legame tra il Cavaliere di Pegasus, Atena e Ade. La scelta di questa ambientazione permette però a The Lost Canvas di fare qualcosa di più che ripetere una formula già conosciuta. Al centro troviamo Tenma, Sasha e Aron, tre orfani cresciuti insieme e legati da un'amicizia profondissima. Il loro rapporto precede i ruoli che saranno costretti a ricoprire: Tenma diventerà il Cavaliere di Pegasus, Sasha la reincarnazione di Atena e Aron il recipiente di Ade. Anche la presentazione ufficiale dell'anime sottolinea proprio questo legame tra i tre e il destino che finirà per separarli. Tenma richiama inevitabilmente Seiya per aspetto, ruolo e rapporto con la costellazione di Pegasus, ma la sua funzione narrativa è anche quella di rappresentare un essere umano che cerca di opporsi a un destino apparentemente già scritto. Sasha, invece, viene caratterizzata attraverso una dimensione molto più terrena rispetto all'immagine di Atena conosciuta nella serie classica: cresce in mezzo alla povertà e agli orfani e non rimane distante dalle persone che dovrebbe proteggere. Aron parte invece da una posizione opposta. È un ragazzo gentile e un artista, ma la scoperta della propria natura e il trauma legato ai suoi poteri lo conducono progressivamente verso una concezione della morte come liberazione dalla sofferenza. La guerra sacra diventa così anche lo scontro tra tre persone che si sono volute bene prima ancora di diventare pedine di una battaglia tra divinità.


Il cavaliere d'oro di Cancer, Manigoldo, che si scontra contro Hypnos e Thanatos in una scena dell'anime di Saint Saiya - The Lost Canvas.

I Cavalieri d'Oro tornano protagonisti


Se Tenma, Sasha e Aron rappresentano il cuore della storia, i Cavalieri d'Oro costituiscono uno degli elementi che hanno maggiormente contribuito all'identità di The Lost Canvas. Non sono gli stessi guerrieri della serie classica, ma appartengono a un'altra generazione e richiamano fortemente i loro equivalenti conosciuti dal pubblico. La differenza più evidente riguarda però la caratterizzazione emotiva. I Gold Saint di Teshirogi vengono costruiti attraverso archi narrativi personali, conflitti interiori e battaglie che permettono di approfondirne il carattere prima di portarli al loro momento decisivo. La struttura concede inoltre attenzione a tutti i dodici segni, compresi quelli che nella serie originale avevano ricevuto una rappresentazione molto meno positiva. Il caso più evidente è Manigoldo del Cancro: laddove Deathmask era stato presentato come un assassino crudele e privo di scrupoli, Manigoldo conserva una certa durezza ma viene trasformato in un guerriero capace di dimostrare coraggio, fedeltà e senso del sacrificio. È una delle operazioni più interessanti dello spin-off: prendere elementi già conosciuti e reinterpretarli senza limitarli alla semplice copia. Accanto ai personaggi più familiari emergono così figure come Albafica, Cardia, Dégel e Aspros, ciascuna con una propria identità e con un ruolo preciso nella guerra. Il limite individuato anche nel copione originale riguarda invece la struttura ricorrente degli archi narrativi. Poiché sappiamo già che alla fine della guerra sopravvivranno Shion e Dohko, molte delle vicende dei Cavalieri d'Oro seguono uno schema riconoscibile: presentazione del personaggio, approfondimento attraverso i protagonisti, battaglia finale contro un avversario superiore e sacrificio conclusivo. La formula funziona sul piano emotivo, ma ripetuta più volte può diventare prevedibile. È un limite strutturale che non cancella però il risultato complessivo: The Lost Canvas trasforma i Cavalieri d'Oro in veri protagonisti individuali, dando a ciascuno spazio sufficiente per lasciare un'impronta nella storia.



Gli Spectre e il volto di Ade


Il lavoro sugli Spectre segue una strada ancora più ambiziosa. Nella serie classica molti guerrieri dell'esercito di Ade erano rimasti figure secondarie, spesso definite soprattutto dal loro grado o dal combattimento che dovevano affrontare. The Lost Canvas costruisce invece un esercito molto più vario, nel quale i singoli personaggi possiedono motivazioni, rapporti e conflitti propri. Eaco, Violate, Kagaho, Rhadamanthys, Minos, Rune, Hypnos e Thanatos vengono inseriti in una rete narrativa molto più articolata, mentre Pandora assume un'importanza decisamente maggiore rispetto al ruolo avuto nella storia originale. In particolare, Kagaho diventa una figura legata direttamente ad Aron: è un guerriero potentissimo ma inizialmente privo di una direzione precisa, che finisce per trovare nel giovane la persona da proteggere e seguire. Il suo rapporto con Aron crea un parallelo con altri legami presenti nel franchise, ma mantiene una propria identità all'interno della storia. Pandora, invece, viene associata soprattutto alla sofferenza e alla progressiva perdita del controllo sugli eventi. È una caratterizzazione che permette alla serie di mostrare anche il lato umano di chi appartiene al campo nemico. Ma sopra tutti gli Spectre emerge Yoma di Mefistofele. Il personaggio rompe deliberatamente molti schemi visivi e narrativi: il suo aspetto teatrale, l'abbigliamento anacronistico e il comportamento imprevedibile lo rendono immediatamente diverso dagli altri guerrieri. La sua importanza, però, va oltre l'estetica. Yoma agisce secondo un progetto personale e interviene sulla struttura stessa della guerra sacra, manipolando gli eventi e i protagonisti per perseguire il proprio obiettivo. Nel copione viene definito il vero motore occulto della vicenda; questa è una lettura interpretativa della storia, ma trova riscontro nella funzione narrativa che il personaggio assume nelle fasi avanzate del manga. Proprio attraverso Yoma, The Lost Canvas amplia la tradizionale contrapposizione tra Atena e Ade e introduce un terzo elemento interessato a sovvertire l'ordine dello scontro.


Aron nei panni di Ade, in una scena del manga Saint Seiya - The Lost Canvas della mangaka Shiori Teshirogi.

Una storia di uomini prima che di dèi


La caratteristica che tiene insieme questi elementi è il modo in cui The Lost Canvas tratta la guerra sacra. Le divinità continuano a rappresentare forze enormi e determinanti, ma la storia insiste continuamente sulle persone che devono vivere dentro le conseguenze delle loro decisioni. Tenma non combatte soltanto perché è il Cavaliere di Pegasus: combatte perché vuole proteggere Sasha e soprattutto perché non accetta di perdere Aron. Sasha non è semplicemente Atena: è una ragazza cresciuta insieme ai due amici e costretta a vedere il proprio rapporto con loro trasformarsi in una guerra. Aron, infine, non parte come un antagonista interessato al potere. La sua idea nasce dalla volontà di eliminare la sofferenza, arrivando però alla conclusione che la morte possa essere una forma di salvezza. È proprio qui che la serie trova una delle sue contrapposizioni più interessanti: da una parte la luce rappresentata da Tenma e dalla possibilità di continuare a vivere nonostante dolore e perdita; dall'altra la visione di Aron, secondo cui eliminare l'esistenza significa eliminare anche la sofferenza. La guerra sacra diventa quindi una questione di scelta e di responsabilità, non soltanto una successione di combattimenti. Questo contribuisce anche a spiegare perché il rapporto tra i personaggi abbia un peso così forte. Le armature, le tecniche e gli dèi appartengono all'immaginario di Saint Seiya, ma sono le relazioni umane a dare un significato agli scontri. Anche per questo l'opera può essere letta come una storia sul destino: i personaggi ricevono ruoli apparentemente inevitabili, ma continuano a cercare un modo per agire secondo la propria volontà. Il risultato è un Saint Seiya nel quale il conflitto cosmico rimane spettacolare, ma viene continuamente riportato alla dimensione personale.



Tenma, Sasha, Aron (Ade) e Pandora, in una copertina del manga Saint Seiya - The Lost Canvas.

L'arte di The Lost Canvas e il suo lascito


Sul piano artistico, The Lost Canvas prova a rinnovare l'estetica di Saint Seiya senza abbandonarne gli elementi fondamentali. I personaggi mantengono una forte continuità visiva con il franchise originale, mentre alcune soluzioni di design introducono un'identità autonoma, soprattutto tra gli Spectre. Le armature sono uno degli aspetti più evidenti del lavoro di Teshirogi: ricche di ali, corna, artigli e dettagli, risultano imponenti ma allo stesso tempo eleganti. Le tavole di combattimento possono invece diventare più difficili da leggere quando si accumulano tecniche ed effetti, un problema che il formato dei volumi può accentuare. Il risultato complessivo rimane comunque quello di un'opera capace di prendere un universo già consolidato e costruire al suo interno una nuova generazione di personaggi. Il manga è stato pubblicato in 25 volumi e si è concluso nel 2011. L'adattamento animato prodotto da TMS Entertainment è composto da 26 episodi OVA e racconta la stessa guerra ambientata 250 anni prima della serie originale. Questa differenza tra manga e anime è importante anche per comprendere la percezione dell'opera: chi ha conosciuto soltanto l'adattamento animato non ha avuto accesso all'intera storia cartacea. The Lost Canvas rimane così una particolare rilettura di Saint Seiya: non si limita a riportare in scena Ade, Atena e i Cavalieri, ma usa una guerra già conosciuta come occasione per parlare di amicizia, destino, sacrificio e perdita. È una storia in cui gli dèi decidono il campo di battaglia, ma sono gli uomini a doverne pagare il prezzo. Ed è forse proprio questa attenzione alla dimensione umana a spiegare perché, a distanza di anni, il suo universo narrativo continui a offrire personaggi e conflitti capaci di essere discussi e reinterpretati.




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BEYOND ALL!

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Ospite
21 ott
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Bellissimo approfondimento

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