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BERSERK: Da dove origina il male?

Immagine del redattore: ALCHILL Blog
ALCHILL Blog
3 giorni fa
Tempo di lettura: 6 min
Griffith personaggio Berserk, manga di Kentaro Miura.

Griffith non è l’inizio del male


Quando si pensa al male in Berserk, il primo nome che viene in mente è quasi inevitabilmente quello di Griffith. È lui a tradire la Squadra dei Falchi, a scegliere il sacrificio durante l’Eclissi e a rinascere come Femto, trasformando il proprio sogno di un regno in qualcosa di completamente diverso da ciò che i suoi compagni avevano immaginato. Dopo la sua reincarnazione, Griffith diventa inoltre la figura centrale di un nuovo ordine, arrivando a costruire Falconia e a essere venerato come il Salvatore, il Falco della Luce. Fermarsi qui, però, significa considerare soltanto l’ultimo passaggio di una catena molto più lunga. Berserk presenta infatti gli eventi attraverso il principio della causalità: le azioni dei personaggi non sono semplicemente episodi isolati, ma elementi collegati all’interno di un meccanismo che conduce progressivamente verso determinati risultati. La Mano di Dio non rappresenta quindi il punto più alto e definitivo di questa struttura, ma ne costituisce uno degli ingranaggi. Ancora più in profondità troviamo l’Idea del Male, introdotta nell’episodio 83 del manga, durante l’incontro di Griffith con un’enorme entità che si trova nell’Abisso. È proprio qui che la prospettiva cambia. L’Idea del Male non viene presentata semplicemente come un essere malvagio che decide autonomamente di tormentare l’umanità: la sua stessa origine è legata alla coscienza collettiva degli uomini e al loro bisogno di trovare una spiegazione alla sofferenza, alla morte e agli eventi che non riescono a comprendere.


Griffith personaggio Berserk, manga di Kentaro Miura, in una scena dell'anime.

Un Dio nato dagli uomini


Per comprendere l’Idea del Male bisogna quindi fare un passo indietro rispetto a Griffith e persino rispetto alla causalità. La domanda fondamentale diventa: perché gli esseri umani avrebbero bisogno di qualcosa come l’Idea del Male? Nel mondo di Berserk, la risposta è legata a una delle necessità più primitive dell’umanità: dare un significato a ciò che sembra non averne. Una carestia, una malattia, la morte di una persona amata, una guerra persa o una tragedia improvvisa producono la stessa domanda: perché? Quando una spiegazione concreta non è disponibile, l’essere umano tende a cercare una causa, una volontà superiore o qualcuno a cui attribuire ciò che è accaduto. Berserk trasforma questo meccanismo astratto in qualcosa di letteralmente concreto. L’Idea del Male nasce infatti dalla parte oscura della coscienza collettiva umana e diventa una risposta al bisogno di trovare ragioni trascendenti alla sofferenza e all’esistenza. È un passaggio fondamentale perché ribalta il rapporto tradizionale tra creatore e creatura: non è una divinità preesistente a imporre una determinata visione agli uomini, ma sono gli uomini stessi, attraverso il proprio desiderio collettivo, a generare quell’entità. L’Idea del Male diventa poi parte attiva della stessa catena che contribuisce a determinare il destino dell’umanità. Questa dinamica rende il concetto molto più complesso di quello di un semplice antagonista. L’entità non ha bisogno di scendere materialmente nel mondo per governarlo: può agire attraverso la causalità, influenzando gli eventi e gli esseri umani affinché il desiderio che l’ha generata trovi una propria realizzazione. È proprio questo il punto che permette di collegare l’Idea del Male a Griffith.



Griffith come risposta


Griffith rappresenta la concretizzazione di ciò che l’Idea del Male, per propria natura, non può fare direttamente. L’Idea può orientare la causalità, ma Griffith può intervenire fisicamente nel mondo: può combattere, governare, costruire, proteggere e soprattutto offrire agli uomini una direzione. Il suo sogno personale nasce molto prima della trasformazione in Femto, ma dopo l’Eclissi assume una dimensione completamente nuova. La sua capacità di incarnare il desiderio collettivo diventa evidente con la nascita del Falco della Luce. Dopo la catastrofe che colpisce Midland, numerose persone iniziano a condividere visioni legate alla comparsa di un falco luminoso destinato a salvarle. La figura di Griffith viene progressivamente associata a questa profezia e la stessa autorità religiosa del mondo di Berserk finisce per riconoscerlo come Salvatore. La sua ascesa non dipende quindi soltanto dalla forza militare. Griffith arriva in un mondo devastato e offre qualcosa che quel mondo desidera disperatamente: sicurezza, ordine e una prospettiva di futuro. Falconia diventa la rappresentazione concreta di questa promessa. È una città capace di accogliere popolazioni diverse e di offrire protezione dalle minacce che hanno sconvolto il mondo. Proprio per questo il rapporto tra Griffith e i suoi sudditi è più inquietante di una semplice relazione tra tiranno e vittime. La popolazione non vede necessariamente davanti a sé soltanto un uomo che ha preso il potere con la forza; vede anche colui che sembra aver realizzato ciò che nessun altro era riuscito a realizzare. Il potere di Griffith diventa così inseparabile dai risultati che produce e dalla speranza che riesce a incarnare.


Griffith personaggio Berserk, manga di Kentaro Miura, con alle spalle Phemt.

Quando la sicurezza diventa potere


È proprio Falconia a portare il discorso di Berserk oltre la dimensione puramente fantastica e religiosa. Se una persona vive in un mondo devastato dalla guerra e improvvisamente qualcuno riesce a offrirle una città sicura, un esercito capace di difenderla e una struttura in grado di garantire una prospettiva di vita, il rapporto con quel potere cambia. La questione non riguarda più soltanto la coercizione. Entra in gioco il consenso. La subordinazione può essere percepita come un prezzo accettabile in cambio della sicurezza e del benessere. Questo non significa che tutti gli abitanti di Falconia condividano necessariamente la stessa posizione né che l’opera presenti una società priva di conflitti: il mondo di Falconia conserva tensioni, differenze e contraddizioni. Significa però che Griffith non ha bisogno di essere percepito esclusivamente come una minaccia. Può essere percepito come una necessità. Ed è proprio questo a rendere il suo potere particolarmente efficace. Un’autorità che protegge può trasformare la critica in ingratitudine e il dissenso in un rischio per la stabilità raggiunta. La domanda diventa allora molto più scomoda: quanto del potere di Griffith nasce dalla sua capacità di imporsi e quanto dalla disponibilità degli uomini ad affidargli quel potere? Questa lettura richiama alcune grandi questioni della filosofia politica, ma non è necessario sostenere che Miura abbia costruito consapevolmente Falconia come un trattato filosofico. Più prudente è parlare di una convergenza tematica. Anche il riferimento a Nietzsche va letto in questo senso: il modo in cui Berserk invita a interrogarsi sull’origine dei valori, dei bisogni e delle idee può essere accostato a una prospettiva genealogica, senza trasformare questa vicinanza in una prova di influenza diretta. Al contrario, l’influenza dichiarata da Miura è molto più chiara nel caso di Gō Nagai e di Devilman, che l’autore indicò esplicitamente tra le opere che avevano avuto un forte impatto sulla sua formazione.


Griffith personaggio Berserk, manga di Kentaro Miura,  prima dell'eclissi nella scena iconica dell'anime.


Il vero nemico è l’uomo?


A questo punto la domanda iniziale cambia completamente. Se Griffith è l’ultimo anello della catena, la Mano di Dio un altro elemento del sistema e l’Idea del Male stessa nasce dalla coscienza collettiva dell’umanità, dove bisogna cercare l’origine del male? La risposta proposta da questa lettura di Berserk non consiste semplicemente nell’indicare un nuovo villain nascosto dietro quelli già conosciuti. Il punto è molto più inquietante: prima della divinità c’è il bisogno umano che l’ha generata. L’Idea del Male diventa quindi una manifestazione di qualcosa che gli uomini hanno già prodotto attraverso la propria paura, il proprio bisogno di spiegare l’incomprensibile e il desiderio di affidare a una volontà superiore il significato della propria esistenza. Griffith porta questo meccanismo fino alla sua forma più estrema, perché riesce a diventare contemporaneamente sovrano, salvatore e oggetto di culto. Il paradosso è che gli uomini finiscono per affidarsi a una figura che incarna esattamente ciò che stavano cercando: qualcuno abbastanza potente da imporre ordine al caos. In questa prospettiva, il male di Berserk non può essere ridotto alla presenza di un singolo mostro. È un sistema nel quale desideri, paure, scelte individuali e causalità finiscono per alimentarsi a vicenda. L’episodio 83 rende esplicita questa idea, anche se presenta una particolarità editoriale importante: Miura decise di non includerlo nei volumi raccolti e spiegò in un’intervista di aver voluto fermare la rivelazione proprio a quel livello, perché una rappresentazione troppo definitiva di Dio avrebbe potuto limitare la libertà narrativa dell’opera. Questo rende ancora più interessante trattare l’Idea del Male come una chiave interpretativa fondamentale, senza trasformare ogni sua implicazione in una risposta definitiva sull’intero manga. Alla fine, Berserk non offre una soluzione semplice alla domanda su chi sia il vero nemico. Sposta invece la domanda: se ogni grande potere nasce anche da ciò che gli uomini desiderano, allora guardare Griffith significa, inevitabilmente, guardare anche chi ha bisogno di un Griffith.




Se vuoi approfondire questa analisi in una chiave più completa ed esaustiva, sul canale ALCHILL TV trovi il nostro video in cui analizziamo nel dettaglio: BERSERK: Griffith non è il SOLO colpevole


BEYOND ALL!

2 commenti

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Luca
2 giorni fa
Valutazione 5 stelle su 5.

Quindi probabilmente era questa la citazione "alla Devilman" che intendeva Miura

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Ospite
3 giorni fa
Valutazione 5 stelle su 5.

Articolo meraviglioso. Mi trovate concorde su tutto 👏

Recupererò il video ❤️

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ALCHILL

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